Oggi prendo spunto da un recente fatto di cronaca che riporta in auge il tema della sicurezza per quanto riguarda l’impiantistica, in particolare quella relativa alle stufe a legna e pellet: “Tragedia dopo lo scoppio: giovane mamma abortisce“.

C’è da dire che la tragica fatalità è ancora al vaglio dei periti che stabiliranno con tutta probabilità la vera causa dello scoppio. C’è da dire che purtroppo, nella maggior parte dei casi, lo scoppio di una stufa a legna o pellet è da imputarsi principalmente alla scarsa manutenzione a cui è sottoposta. Questi dispositivi, venduti come alternativa di riscaldamento economica, sono spesso installati da personale non professionista, in maniera non conforme alla normativa vigente e senza alcuna manutenzione eccettuata quella periodica da parte dell’utente.

Eppure questi dispositivi sono decisamente pericolosi ma le persone tendono ad ignorare per “risparmiare”, causando quindi tragedie come quella a cui accennavo sopra. Quali sono i pericoli che si possono creare e che sono evitabili ricorrendo ad un servizio di professionale di manutenzione? Di seguito un breve elenco:

  • Mancata pulizia dei condotti fumari: la pulizia della canna fumaria è decisamente snobbata. Lo spazzacamino viene chiamato quasi esclusivamente quando il tiraggio è assente e la stufa “fa fumo in casa”; ovviamente non sono solo le occlusioni ad essere pericolose ma anche la fuliggine che si attacca alle pareti della canna fumaria (soprattutto se questa è fatta in materiale refrattario). Cosa succede in questi casi? La fuliggine (e la sua forma più consolidata che è il creosoto) è infiammabile e se dovesse prender fuoco tutta la canna fumaria si incendierebbe innescando un fenomeno di combustione che interesserebbe tutta la casa. Se si è fortunati, in questo caso, ci si riesce a mettere in salvo… mentre alla casa e tutto il suo contenuto si può tranquillamente dire “addio”.

    Incendio canna fumaria
  • Scarico a parete: una delle situazioni più diffuse, favorita soprattutto da venditori non professionisti e da installatori che lo sono ancor meno. L’equivoco è dato dall’assimilazione del ventilatore della stufa a pellet con l’estrattore fumi delle caldaie a gas, con una differenza sostanziale: il primo ha come “effetto collaterale” quello di espellere i fumi, quando in realtà serve per modulare la quantità di aria che serve alla stufa per avere la combustione migliore. La stufa a pellet, rispetto alla caldaia a gas a camera stagna, è un apparecchio a camera aperta, ossia aspira l’aria comburente dall’ambiente dove è installata. Che problema può causare? in primis, in caso di mancanza di corrente elettrica il ventilatore si ferma ma il pellet continua a bruciare e andrà in carenza di ossigeno; questo formerà il tremendo monossido di carbonio che verrà immesso nell’ambiente intossicando i presenti e portandoli anche alla morte (in caso di esposizione prolungata). La combustione, in assenza di una canna fumaria idonea, sarà comunque non ottimale, pertanto consumerete anche più combustibile rispetto ad un’installazione a norma.

    Umbria: intossicati da monossido di carbonio
  • Mancata esecuzione delle aperture di ventilazione: i famosi “buchi sul muro”, odiati da tutti perché “fanno entrare il freddo”, diventano la differenza tra la vita e la morte. In caso di mancanza della corrente elettrica, infatti, questi fungono anche da aerazione per garantire una diluizione del monossido di carbonio, oltre al fatto di evitare contropressioni nella stufa il cui vetro potrebbe esplodere. In pratica questi fori non sono optional ma vanno opportunamente dimensionati.
  • Installazione con caldaie a camera aperta: un’altra pericolosissima leggerezza installativa che può costare molto cara. i due apparecchi, infatti, quando funzionano in contemporanea possono produrre il cosiddetto “effetto U”, ossia la canna fumaria con maggior tiraggio produce una depressione in ambiente per cui i fumi della canna fumaria con minor tiraggio ritornano nella stanza anziché essere correttamente evacuati. Anche in questi casi il pericolo di morte è altissimo.

Spero che con queste poche semplici considerazioni di aver fatto un po’ di chiarezza sul fatto che gli apparecchi a biomassa sono dispositivi senza dubbio “risparmiosi” (comunque a certe condizioni) ma che presentano un indice di pericolosità decisamente più elevato di una qualsiasi caldaia a gas moderna, pertanto l’attenzione verso di loro dev’essere maggiore e non minore!

Inoltre ricordo che sono sottoposti a precisi obblighi legislativi secondo il D.P.R. 74/13 come descritto in: “DPR 74/13: obblighi per stufe a pellet e legna“.