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Il prezzo della Crisi

La Crisi c'è e si vede. Chi non la vuol vedere, probabilmente, ragiona sulla macroeconomia, sui grossissimi gruppi, sulla grande industria e chi fa fatturati milionari. Tuttavia, basta scendere tra la gente e parlare, guardare, riflettere: la piccola media industria che fatica ad accedere al credito, il piccolo artigiano che si arrabatta come meglio può e fatica a incassare i crediti, il cliente che dovrebbe sostituire la caldaia ma non se lo può permettere e quindi "rattoppa" il vecchio generatore.

Eppure gli strumenti per rilanciare l'economia nel settore impiantistico ci sono e risalgono al D.Lgs. 192/05 insieme alla Finanziaria che incentiva col famoso "55%". La cosa che manca, in tutto questo, è una presa di posizione precisa da parte degli Enti pubblici sul punto di vista energetico.

Sebbene ora siano tutti concentrati sulle "centrali elettriche" (da convertire a carbone, a biomassa oppure nucleari) c'è una cosa che contribuisce al degrado della qualità dell'aria che respiriamo: i fumi prodotti dalle caldaie.

Per questo motivo negli anni passati Comune e Provincia si sono attivati per eseguire controlli sulle caldaie affinché queste fossero regolarmente controllate e che il loro inquinamento rientrasse nei parametri minimi. Questo primo sforzo, che in realtà ha origini antiche (si parla del vecchio D.P.R. 412), è solo la prima parte di quella che potrebbe (o meglio, dovrebbe) essere una politica energetica provinciale.

Il D.Lgs. 192/05 prevedeva, tra l'altro, l'obbligatorietà nei nuovi impianti di installare sia solare termico che fotovoltaico. Purtroppo demanda agli enti locali o alle Regioni il compito di fissare i minimi e finché questi non vengono fissati i progettisti e i costruttori fanno la semplice predisposizione lasciando l'incombenza dell'ulteriore spesa al cliente.

È evidente che tutto ciò si riduca ad una "fetta di mercato" non sfruttata, ad una serie di opportunità non solo per chi installa ma anche per chi vuole dotarsi di un miglior generatore di calore o di un impianto solare termico per abbattere con un unico gesto inquinamento e consumo di gas.

Un suggerimento, quindi, a chi ha il potere di regolamentare tutto ciò: incentivate il risparmio energetico con una campagna seria di promozione delle caldaie a condensazione, dei pacchetti solari termici e della generazione fotovoltaica. Solo così si può sperare di uscire da una crisi che, altrimenti, porterà danno a tutto il tessuto economico e sociale del Polesine.

La ripresa del Polesine passa dallo sviluppo energetico del territorio e non dalla costruzione di nuove dispendiose ed inquinanti centrali elettriche.

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