26 settembre 2016
Stufe, camini e sicurezza delle persone

Riprendo a scrivere qualche articolo per il nostro sito partendo da un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la sicurezza degli impianti termici. In particolare la sicurezza che riguarda gli utilizzatori di stufe (legna o pellet), caminetti (sia a pellet che legna) e in generale a chi utilizza dispositivi cosiddetti “a camera aperta” (ossia ove i fumi della combustione non siano separati dall’ambiente ed evacuati forzatamente con un ventilatore).

Innanzitutto è necessario puntualizzare che la stufa a pellet o legna deve essere installata da personale professionale, competente e certificato. Questo esclusivamente per la tutela del nostro diritto di consumatori ad ottenere ciò per cui si è pagato: un impianto termico che funzioni correttamente e che non sia pericoloso per le persone.

Ricordo infatti che i dispositivi di tipo B (a camera aperta) evacuano i fumi della combustione in maniera naturale nella canna fumaria e se questa ha un malfunzionamento è possibile che i fumi ritornino in ambiente. Spesso il problema è molto più subdolo e grave: in caso di carenza di aria la combustione avviene in maniera incompleta generando il Monossido di Carbonio (CO), un composto inodore, incolore e letale per l’uomo in concentrazioni anche non molto elevate. Questo caso viene riscontrato più spesso quando la stufa o il camino sono installati in ambienti piccoli e con assenza di fori per la ventilazione e l’aerazione, magari in combinazione con l’assenza di una canna fumaria (e vi ricordo che questa è una installazione molto pericolosa oltre che non a norma).

Pertanto l’installatore già in fase di progettazione deve aver previsto, a seconda del luogo di installazione, le corrette aperture per la ventilazione e l’aerazione del locale.

Oltre a ciò, un intervento che spesso proponiamo ai nostri clienti, è l’installazione di un sensore di Monossido di Carbonio. Proprio per la natura letale di questo composto gassoso, che agisce per accumulo nel sangue, consigliamo di installare modelli che simulino questo comportamento per avvertire il cliente anche in caso di una piccola esalazione continuata nel tempo. In questa maniera gli effetti dannosi del Monossido di Carbonio potranno essere evitati. Riporto di seguito un estratto per riconoscere un’avvelenamento da Monossido di carbonio tratto da “Riconoscere l’intossicazione da monossido di carbonio“:

Le conseguenze di un’intossicazione da CO dipendono dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato e possono essere lievi (cefalea, nausea, vomito, stanchezza) o gravi (confusione mentale, perdita di coscienza, sopore, coma, convulsioni, ma anche dolore toracico o cardiopalmo). Concentrazioni elevate o esposizioni molto prolungate-possono essere letali; occorre fare molta attenzione ai sintomi, da non confondere con quelli di altre patologie, come intossicazione alimentare o sindrome influenzale: quando si manifestano disturbi di qualunque tipo in un ambiente dove sono presenti processi di combustione o quando si manifestano sintomi in più persone nello stesso ambiente, è importante sospettare la presenza di monossido di carbonio, quindi aerare subito l’ambiente e chiamare i soccorsi. La terapia per gli intossicati è l’ossigenoterapia che, in molti casi, deve essere fatta in camera iperbarica.

Pertanto consiglio caldamente l’installazione di un sensore di CO (meglio se non a batteria, in quanto potrebbe non rilevare correttamente le fughe di questo gas) nel locale in cui viene installata la stufa: potrete godervi il calore in tutta sicurezza.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. *campi obbligatori *